Stranezze dispositive

Ogni anno, prima dell’inizio dell’odiata stagione venatoria, il Comitato Faunistico Provinciale (“ organo tecnico-consultivo della Provincia per la tutela della fauna e l’esercizio della caccia”, previsto dall’art. 11 della vigente disciplina venatoria, L.P. 24/1991), delibera ed approva “ogni altra prescrizione riguardante l’esercizio della caccia”. art. 29 della legge citata); il documento amministrativo, così approvato, è titolato “Prescrizioni tecniche 2015/2016 per l’esercizio della caccia in Provincia di Trento” ed in data 5 marzo c.a., è stato approvato in prima lettura.-

Fra le molteplici disposizioni di cui si compone, oggi, la nostra attenzione cade su questa specifica misura del seguente tenore: “La riserva si impegna con specifica regolamentazione interna ad organizzare la caccia al fagiano di monte e alla coturnice in modo da rispettare il rapporto massimo di 3 cacciatori per ogni capo disponibile al prelievo di ciascuna specie”.-

Questa prescrizione compare sub articolo 12, che titola “Disposizioni finali attuative” Tuttavia, sub art. 12.13 è dato di leggere: “ In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento, con esclusione delle disposizioni finali attuative previste da questo articolo..”. si applica la sanzione amministrativa indicata nell’art. 46, comma 1, lettera m) della L.P. n. 24/1991.--

Cioè, a dirsi: d’un lato si dettano comportamenti che vorrebbero apparire cogenti, opportunamente sanzionati in caso d’inosservanza, salvo, poi, asserire, che trattandosi di comportamenti venatori rientranti nelle cosiddette “Disposizioni finali attuative”, la loro violazione non comporta l’applicazione di nessuna sanzione!!!

Questa, è una delle tante modalità di manifestazione dell’ipocrisia venatoria e di tutti quei poteri, politici e non, che la supportano e la favoriscono in maniera inaccettabile.

E dire che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato (ergo, di tutti, e non soltanto di taluni).-

Se la componente venatoria fosse credibile, così come i loro supporters, adotterebbe una norma di comportamento di tale tenore: “L’esercizio della caccia a specie contingentate di avifauna è reso possibile da un numero massimo concomitante di cacciatori pari al numero dei capi prelevabili, con rispettiva possibilità massima di prelievo pari ad un capo”.-

In tal modo, non si verificherebbero i cosiddetti “esuberi” e cioè l’abbattimento di un numero di capi superiore a quello complessivamente assegnato alla singola riserva di caccia.

Semplice no?

Ovvio.

Invece, la prescrizione...di che trattasi è da ricomprendersi tra quelle che il governo del Ducato di Milano emanava nel XVII secolo e che venivano chiamate “gride, tanto inutili da non far intimidire neppure gli...uccelli.-

Che a taluno sia sfuggito che siamo nel XXI secolo?

Adriano Pellegrini

17 marzo 2015

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