Ne uccide più l'ignoranza...

 

TRENTO. Non crede alla buonafede del fungaiolo Daniele Maturi, è convinto che il progetto Life Ursus sia corretto e legittimo, ma non risparmia critiche a quanto (poco, secondo lui) è stato fatto in questi anni sul fronte dell’informazione e anche alle modalità delle proteste, che quando si radicalizzano tendono a irrigidire le posizioni, sia quelle pro che quelle contro la presenza dell’orso nei nostri boschi. Adriano Pellegrini, storico presidente del Pan Eppaa e eminenza del mondo animalista, ne ha per tutti. «Sono 20 anni che faccio vigilanza di caccia nella zona di Rumo, area d’elezione dell’orso, e in sei anni che frequento la zona con assiduità mi è capitato di vedere l’orso una sola volta. Sono stato fortunato: altri due forestali che lavorano lì non l’hanno mai visto. Questo per dire che la percentuale di probabilità di incontrare il plantigrado è prossima allo zero. Il punto è che non siamo più abituati a rapportarci con altri soggetti che vivono il mondo naturale. Abbiamo paure fobiche e irrazionali di ragni e bisce d’acqua, animali del tutto innocui, e questo è frutto dell’ignoranza». Più vittime dell’orso conta senza dubbio la caccia, spiega Pellegrini. «Nella sola stagione venatoria 2013/14 abbiamo registrato 105 vittime delle doppiette, tra morti e feriti. E poi l’orso in Trentino c’è sempre stato. Non è affatto vero che si è estinto agli inizi del Novecento. Fino agli anni 90 c’erano due soli esemplari, dunque il progetto Life Ursus, sostenuto non per nulla dall’Europa, non è stata una reintroduzione del plantigrado, bensì un’immissione di nuovi esemplari per rinsanguare la specie».Il vero problema, secondo Pellegrini, non è la presenza dell’orso, ma la scarsissima informazione al pubblico. E quando c’è stata, spiega Pellegrini, è stata ricca di inesattezze e istruzioni errate dal punto di vista scientifico. «Ho letto le spiegazioni più fantasiose su come ci si tutela dall’orso, e spesso su pieghevoli ufficiali, pubblicati dal nostro Servizio faunistico. É stata presa sottogamba e in maniera approssimativa un’attività di informazione che doveva andare di pari passo con l’immissione dei nuovi orsi». Un aspetto verso il quale la politica si è dimostrata «sorda, cieca e ignorante. Lo dico da anni: l’informazione deve essere generale e efficace. E deve esserci una voce sola, ufficiale e autorevole». Una parte di responsabilità grava anche sulle associazioni ambientaliste: troppe, secondo Pellegrini. «Ci sono tante sigle e servirebbe un coordinamento serio per poter andare a trattare una posizione unitaria con la politica, o comunque con la controparte. Invece purtroppo ognuno vuole sbandierare la propria bandierina senza rendersi conto che così ci si indebolisce tutti. E problemi simili ci sono anche a livello politico. Guardiamo il versante della caccia: andrebbe costituito un tavolo di confronto tra cacciatori e animalisti. Invece vengono inseriti nel comitato faunistico esperti e figure che non servono, perché non dicono mai nulla. Del resto, anche azioni estreme come l’occupazione della Provincia irrigidiscono le posizioni. Ma capisco certe azioni, anch’io anni fa ho fatto interventi simili, liberando animali che venivano usati come richiami venatori».

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Joomla templates by Joomlashine