La storia dell'orso di Fiorenzo da Norcia

 Nei Dialoghi di Papa Gregorio Magno è dato leggere un veritiero episodio, occorso in Italia all’epoca del Goti presso il monastero di Valcastoriana: il monaco eremita Fiorenzo di Norcia trovò dinanzi alla porta del suo romitaggio un orso, il quale, chinando il capo a terra e non dando nei suoi movimenti segno alcuno di ferocia, si mise al suo servizio, portando al pascolo le pecore e tornando sempre all’ora sesta. Quattro monaci rimasti al convento, mossi da invidia per il fatto che il loro abate non compisse altrettanti miracoli, tesero insidie all’orso sino ad ucciderlo. Così, non vedendo tornare l’orso all’ora prescritta, il servo di Dio Fiorenzo cominciò ad entrare in sospetto e, dopo avere aspettato fino alla sera, cadde in viva costernazione perché l’orso, che egli era solito chiamare con il nome di fratello, non ritornava.

Il giorno appresso, andato per la campagna in cerca dell’orso e delle pecore, trovò l’orso ucciso ed uscì in questa imprecazione: “Io spero in Dio Onnipotente, ché faccia in questa vita e davanti agli occhi di tutti la vendetta di questa perfida azione contro quelli che hanno ammazzato il mio povero orso, che a loro non faceva niente di male”. Così Gregorio Magno: “Aveva appena pronunziato queste parole, che seguì sull’istante la vendetta divina, perché i quattro monaci che avevano ammazzato l’orso furono colpiti immediatamente dal morbo elefantino, cioè da lebbra, e morirono colle membra intorpidite”.

Provincia: ravvediti! Guarda che cosa è accaduto a coloro i quali si sono volti contro l’orso: non è forse vero che Princeps provinciarum facta est sub tributo? Non è forse vero che i politici rivestenti le più indorate porpore e sedenti sopra i più elevati scranni, avendo plaudito alla morte di alcuni orsi, si trovano oggi privi di potere e sono, quantomeno sotto un rispetto politico, come il Vescovo ed il Principe nell’incontro dei tre morti e dei tre vivi? E non è forse vero che Stoibler, colui il quale coniò l’abominevole espressione Problembär, che ha condotto all’ingiustificata uccisione di Bruno-JJ11, è stato costretto a dimettersi anzitempo dal suo stesso partito?

Non contiene forse il cognome Rossi... la parola stessa Orsi? Non corrisponde dunque, metafisicamente, ogni azione contro l’orso ad un’azione contro se medesimi? Presidente, a te si appellano gli animali: chi li ha condotti in Trentino? Vi sono forse giunti con le loro storte zampe? Se ci si fa lecito di uccidere un orso perché mangia delle pecore, non sarà allora parimenti buono e giusto uccidere l’agnello poiché beve il latte o recidere il tronco poiché sugge l’acqua dalla terra? E non vi saranno schiere e schiere di motivi perché l’uomo possa rivolgersi contro l’uomo stesso? Non è forse giunta la nostra civiltà a comprendere tali elementari regole di giudizio?

L’assessore marchia l’orso quale “collezionista di carcasse”, ma colpevolmente oblitera il fatto che l’unico mostro che si aggira sulla faccia del pianeta, seminando migliaia di morti per placare la sua fame ferina è l’uomo. Forse che quelle pecore e quelle mucche, che l’orso ha – iuxta propria natura – abbattuto, sarebbero vissute nella quiete pascendosi in arcadici prati o sarebbero cadute sotto l’implacabile scure di tristi macellai? Chi colleziona carcasse, assessore, non è un orso che si sfama, ma è la specie umana, che gola e brama di volgari gozzovigliamenti hanno spinto a nutrirsi di cadaveri animali.

Pure in una visione del tutto atea ed illuministica, non si può non notare con intimo compiacimento come la natura avrà –e già sta avendo- il suo sopravvento, godendo sin da ora nel vedere quanti mali e morbi affliggano i principali diffusori di costumi carnivori: gli Stati Uniti d’America soffocano nel proprio stesso grasso e muoiono sempre più marcendo mentre sono ancora in vita.

Se chi scrive fosse pecora o mucca e dovesse scegliere se eliminare l’orso o l’uomo, non propenderebbe forse per il secondo?

Non v’ingannate, perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà. Non sta forse scritto che è meglio incontrare un’orsa derubata dei suoi piccoli, che uno stolto nella sua follia? E non è oggi l’umanità tutta afflitta da tale rabida insania, facendo crescere e prosperare legioni di animali, per mandarli poi a crudele ed ingiusta morte?

Dov’è la colpa dell'orso?

L’orso, un tempo ritenuto il re della foresta (Cfr. M. Pastoreau, L’orso. Storia di un re decaduto, Einaudi 2008) viene oggi condannato a morte per avere (secondo la natura sua propria) mangiato alcune galline; voglia il cielo che egual metro sia applicato a coloro che oggi si sono arrogati il ruolo di giudici e carnefici. Ma ecco, si riaprono i medievali processi contro gli animali: avanti dunque con nuove scrofe di Falaise e schiere di flagellanti.

Facendo ritorno dal pellegrinaggio romano, San Romedio giunse in Trentino a cavallo d’orso; da allora la nostra Provincia è benedetta, ha ricevuto l’autonomia e Roma dispensa fondi e competenze. Ma i Trentini, anziché fare come i Britanni, che hanno istituito un apposito corpo di guardia per i corvi della torre di Londra, condannano al patibolo i protettori. Si teme così che si aprano le cataratte celesti vomitando tra le valli ogni sorta di tribolazione e recidendo quel fausto cordone che Romedio interpose tra noi e Roma.

A coronamento di tutto quanto sopra, si evoca un breve ma suggestivo monito di Trajano Boccalini, nei suoi Commentarii sopra Cornelio Tacito, ove biasima i reggitori di governi i quali, per dilettarsi nelle caccie, finiscono per nuocere a se medesimi ed al territorio loro sottoposto: “Il Pio Gottifredo cadendo da cavallo nelle delitie delle sue caccie restò sbranato da un Orso, & Astolfo Rè de’Longobardi da un porco cinghiale”. I fegati sono stati scrutinati ed i presagi appaiono sinistramente indubbi: non si dica dunque che non si era dato l’avviso. Le stesse pagine di questo giornale, rilette tra un anno, saranno testimonio della veridicità di quanto qui si è andato profetizzando.

Il comitato redazionale dell’Associazione PAN – E.P.P.A.A.

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