La preghiera del cacciatore

La preghiera del cacciatore delle Alpi


Sii lodato, Signore, per aver creato le montagne, l’acqua, i boschi, i fiori e gli animali che le adornano, il sole che le illumina; e sii ringraziato per averci fatto comprendere la bellezza di questa Tua creazione, per concederci di giungere alle nevi immacolate, di vedere il capriolo, il cervo ed il cedrone nella foresta, il gallo, le bianche ed il camoscio fra rododendri e dirupi, l’aquila regale nell’azzurro senza confine.
Perdonaci, Signore, se talvolta le sacrifichiamo alla nostra passione ma la loro esistenza ci fa capire la Tua generosità, ci dispone al rispetto dei Tuoi beni ed alla riflessione.
Benedetto sia Tu, mio Dio, per la pace che ci dona l’immensa solitudine fra i Tuoi monti le cui convalli ci portano la voce perduta dei nostri Cari nell’eco sopita dell’armonia eterna del Cielo: scrutando la natura ed ascoltandone la voce impariamo a ritrovarTi nell’abisso del nostro spirito.
Lodato e ringraziato infine Tu sia, Signore, perché dalle Tue montagne ritorniamo più buoni; e se un giorno Tu decidessi di farci restare fra loro per sempre Ti supplichiamo di accogliere benigno la nostra anima piena di colpa ma a Te più vicina.

Commento

Non c'è violenza istituzionalizzata che non abbia chiesto l'invocazione a Dio per la propria causa.

Non eccidio od efferatezza che non sia stato preceduto da una qualche richiesta rivolta all'Entità Superiore, elevata a giustificazione o per ingraziarsi la benevolenza e naturalmente per chiederne l'esaudimento.

 

Questa riportata e recuperata dalla Rete è una delle invocazioni più blasfeme che sia dato di leggere, l' uso più distorto e ipocrita di questo meraviglioso mezzo che ci èofferto per dialogare con il Creatore: la Preghiera.

Elevata per implorare il perdono o invocare la grazia, per essere indirizzati al bene e guidati per la via del rispetto reciproco e della Volontà Superiore, diventa, nella fattispecie, uno sbeffeggio alla quale manca la promessa del sacrificio per trasformarsi in un' idolatria.

La preghiera che non manifesta pentimento o richiesta di aiuto per la redenzione ma anzi implora tutt'altro, non merita questa definizione.

Avessero almeno inserito la richiesta di una mira migliore, di un'attenzione più vigile, di una vista meno annebbiata e quanto altro, potrebbe preservare poveri innocenti dalla loro incompetenza come le quotidiane cronache ci raccontano.

Non so, qualcosa come:

“ Dacci Signore la mira perché sappiamo distinguere un gruppo di bambini da uno stormo di anatre, fa che la tua mano devii il nostro proiettile se maldestramente indirizzato verso un ignaro escursionista, rendi acuta la mia vista e scattanti i miei sensi perché inciampando non fulmini il mio amico, ma soprattutto, Signore, vigila su tutte le tue creature mentre io sono impegnato in cose molto più importanti!” E così di seguito.

E' ben vero che nei secoli sono sempre state iscritte sulle bandiere, sulle insegne o sul fodero delle spade, invocazioni, tutte tra loro uguali, tutte invocanti la vittoria e quindi tutte desiderose della protezione Suprema per la distruzione dell'avversario:

"Dio è con Noi","Deus Vult ", “ Allahu Akbar " " Gott mit uns".

E sono solo alcune. Magari si potrebbe bandire un concorso che proponga un motto unificante. Un motto con il quale contraddistinguere una cosi nobile arte. Magari " Polenta e Osei "o" Pim! Pum! Pam!, tre levri 'n fagian! ", senza altre parole.

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