Piombo e Caccia

Agli amanti della natura e degli animali i motivi per auspicare la completa abolizione dell’attività venatoria non mancano. Stiamo ovviamente parlando di coloro che per amore degli animali intendono soprattutto il rispetto delle loro esigenze etologiche, ossia di persone che dichiarando il loro amore verso i piccoli uccelli canori non penserebbero mai, pur di poterli ascoltare, di tenerli poi rinchiusi in gabbiette per tutta la loro vita o che amando il proprio cane non lo lascerebbero chiuso in un piccolo recinto per farlo uscire solo nel periodo della caccia. O anche di coloro che ritengono ridicola la pretesa dei cacciatori, che spesso sostengono di essere loro i veri amanti della natura e degli animali, ignorando la penosa contraddizione tra chi ti dichiara il suo amore e poi ti prende a fucilate.

Ma tornando agli argomenti contro la caccia,  ne voglio evidenziare uno che a mio avviso è poco noto, se non tra gli ambientalisti più esperti sui temi venatori. Si tratta di un argomento che, se portato a conoscenza di tutti, renderebbe molte delle persone così dette “indifferenti” assai più vicine alle posizioni animaliste.

Mi riferisco al grave problema dell’avvelenamento da piombo. Che il piombo abbia effetti dannosissimi sull’organismo umano, anche se assorbito in piccolissime quantità, è noto da parecchi decenni. La bibliografia in tal senso è abbondante e chiunque può verificare la veridicità di quest’affermazione semplicemente digitando “avvelenamento da piombo” o “saturnismo” in Internet.

Interessa qui evidenziare che, se molto è stato fatto nel corso degli anni, anche a livello normativo,  per eliminare l’utilizzo del piombo in vari settori (benzine, vernici, vetri per uso alimentare), ben poco invece è stato fatto in campo venatorio dove l’utilizzo del piombo nelle cartucce prosegue indisturbato. E che le varie associazioni dei cacciatori si guardino bene dal portare in evidenza questo problema la dice lunga sulla sincerità del loro dichiarato amore per la natura.

Qualcuno potrebbe pensare che si tratta di ben poca cosa e comunque di un danno assai contenuto.  Non è affatto così e a dirlo è una fonte non certo sospettabile di partigianeria anti-caccia. Stiamo parlando di ISPRA (Istituto Superiore per la ricerca e la protezione ambientale) che nel suo rapporto sull’utilizzo del piombo nelle munizioni (2012) scrive:

“Un gran numero di ricerche condotte negli ultimi decenni in diversi campi del sapere scientifico (bio-medico, veterinario, ecotossicologico) ha dimostrato come il tradizionale munizionamento da caccia rappresenti una fonte non trascurabile di inquinamento da piombo, in grado di avvelenare numerose specie di uccelli, contaminare il terreno e determinare un rischio sanitario per l’uomo”.

Per chi volesse approfondire la conoscenza del problema,  il rapporto è disponibile a questo indirizzo:

http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/rapporto_158_2012_rev2.pdf

Naturalmente,  non vi è solo ISPRA a sostenere la gravità dell’utilizzo di munizioni da caccia realizzate con il piombo; un utilizzo che ha come conseguenza la dispersione nei terreni di migliaia di tonnellate di piombo ogni anno e l’avvelenamento da piombo della catena alimentare, di cui – non scordiamolo – l’uomo è parte integrante.

Ecco cosa scrivono ad esempio l’Ufficio per la caccia e la pesca dei Grigioni e la Stazione ornitologica Svizzera nel sito

http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2014/02/25/avvelenamento-da-piombo-per-i-rapaci-delle-alpi/

“E’ un fatto ormai acclarato dalle ricerche epidemiologiche sui rapaci rinvenuti deceduti sulle Alpi svizzere: l’avvelenamento da piombo determinato dalle munizioni da caccia non è trascurabile.

Le conclusioni a cui giungono gli estensori del sopra citato rapporto ISPRA non lasciano dubbi sulla gravità del problema causato dall’utilizzo del piombo nell’attività venatoria e sulla conseguente necessità della sua abolizione, purtroppo intesa come abolizione del piombo delle cartucce (sostituendolo con altri materiali) e non, come auspicheremmo noi, nell’abolizione tout- court della caccia. Non dimentichiamo che questo danno all'ambiente ed alla salute appare ancora più grave se si considera che è la conseguenza di un'attività ludica… Riteniamo comunque utile riportare parte di tali conclusioni:

“……………..Il piombo sparato, inoltre, si accumula nel terreno anno dopo anno e può raggiungere elevate concentrazioni soprattutto in prossimità degli appostamenti di caccia e dove l’attività venatoria viene praticata in modo intensivo, inquinando i suoli oltre i limiti previsti dalle normative vigenti. Ma l’aspetto più preoccupante riguarda la contaminazione della carne destinata al consumo umano. Mangiando abitualmente selvaggina abbattuta con munizionamento tradizionale si assumono dosi di piombo che non portano ad episodi di intossicazione acuta, ma a forme croniche, comunque non meno preoccupanti. L’intossicazione cronica è subdola, perché determina sintomi aspecifici, comuni a molte altre patologie, e pertanto è difficile da diagnosticare. Nelle persone adulte in genere provoca cefalee, ipertensione, anemia, disfunzioni renali, ipofertilità  e disturbi al sistema nervoso: niente di mortale, ma contribuisce a peggiorare la qualità della vita. Ben più gravi sono gli effetti sui feti e sui bambini: il piombo ostacola lo sviluppo del sistema nervoso, al punto che è stata dimostrata una relazione tra aumento del livello di piombo nel sangue e riduzione delle capacità cognitive.

Stante la gravità delle implicazioni connesse all’uso del tradizionale munizionamento da caccia a base di piombo, si rende necessario ricercare in tempi brevi una soluzione che possa conciliare la primaria esigenza di preservare la salute pubblica e la salvaguardia ambientale con il mantenimento delle forme di caccia attualmente praticate. L’unica vera risposta al problema consiste nel bandire l’uso del tradizionale munizionamento contenente piombo, prevedendo l’obbligo di materiali alternativi. Le esperienze maturate in diverse realtà (anche in Italia) dimostrano come questa soluzione sia concretamente percorribile e possa essere attuata nel breve periodo.

Mauro Nones

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