Le sorprese non finiscono mai….

L'Adige del 10 marzo 2014 riporta la geremiade del segretario dell'UCT Roberto Dapor secondo cui "la caccia da noi costa troppo". L'Unione dei cacciatori del Trentino è una micro associazione venatoria che annovera poco più del 5% dei nembrotti trentini e che costituisce una "costola", nel complessivo panorama venatorio, dell'egemone ACT (associazione cacciatori trentini) che rappresenta il residuo 95% dei cacciatori.

Il Dapor afferma che il loro svago in Trentino avrebbe un costo che oscilla tra i 500 e gli 800 euro annui, mentre nel resto d'Italia l'onere non supererebbe i 200 euro. Da qui la proposta/richiesta di poter "vendere la selvaggina alle macellerie del territorio" così introducendo "un reddito da caccia". Traduzione, anche se la proposta è palmare, dateci la possibilità, attraverso la vendita delle prede oggetto di caccia, di contenere od azzerare il costo del piacere venatorio attraverso la vendita della carne dei capi abbattuti.

Questa "piattaforma sindacale" ha bisogno di qualche commento:

La caccia in provincia di Trento (zona Alpi) non è paragonabile, quanto a ricchezza, densità e variabilità delle specie, con le presenze faunistiche della maggior parte dell'ambiente naturale nazionale; donde è ragionevole, che il costo dell'esercizio venatorio sia superiore in Trentino, con maggiori possibilità di prelievo, anche di specie, rispetto a territori pacificamente più poveri di fauna, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo;

La fauna costituisce patrimonio indisponibile dello Stato e chi esercita la caccia si appropria di un bene (io direi di una vita) che non è soltanto suo, ma anche di chi cacciatore non è, né vuol esserlo, per cui una quota del "reddito da caccia" andrebbe retrocessa a questa parte della cittadinanza con attribuzione all'Ente pubblico che rappresenta sparatori e non;

I cacciatori trentini, allo scopo di favorire e sostenere il loro esercizio ludico, attingono alle generose casse provinciali beneficiando annualmente (per vero la sola ACT) di un lauto contributo di € 1.000.000,00 circa. Nessun'altra associazione trentina gode di cotanto favore finanziario;

Per il controllo dell'attività di caccia ( e non solo) la Provincia di Trento sostiene l'onere retributivo del Corpo Forestale Provinciale, i Comuni e/o loro Consorzi quello spettante ai Custodi Forestali;

Quanto auspicato da R. Dapor è già, peraltro, consentito, dal regolamento CE 853/2004 che è stato recepito dalla Provincia di Trento con l'accordo conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano dd. 17.12.2009 e pubblicato in G.U. 19.1.2010;

Noi dissentiamo dalle altrui aspettative, in quanto la propensione "commerciale" ad abbattere un capo ...che fa cassetta, porterebbe ad azzerare del tutto i declamati effetti positivi della cosiddetta "caccia di selezione"; in buona sostanza, si sarebbe portati a fare cassa attraverso il maggior peso del capo abbattuto;

Peccato che tra le altrui rivendicazioni non trovi nessun spazio l'impegno ad usare (quantomeno) munizioni atossiche per la tutela della salute pubblica, invece di utilizzare quelle a base di piombo i cui effetti negativi sulla salute umana sono piuttosto noti.-

Adriano Pellegrini

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