La politica del “piazer”, ovvero, come “contentar i amizi”.

Curiosità partigiane in favore dei nembrotti trentini ovvero, ancora, come favorire 7.000 (circa) doppiette.

No, statene certi, pur in un periodo di vacche magre per i Cittadini ( ma non tutti), Enti pubblici, aziende e quant’altro, non soffermeremo la nostra attenzione sulla generosa elargizione finanziaria che la nostra PAT effettua annualmente all’A.C.T. ( cioè, a dirsi, Associazione Cacciatori Trentini), dicasi oltre 1 milione di €, circa; si, avete capito bene, 1.000.000 di € (scritto in lettere ed in cifre), per ricordare meglio. Quale la ragione di fondo? Quella di favorire e privilegiare l’altrui ludico esercizio e, non si sa mai, quella di beneficiare di una successiva riconoscenza elettorale, nei confronti di coloro che hanno aperto il cordone della borsa, non la loro, ma la nostra.

La nostra attenzione, oggi si soffermerà, sul variegato ventaglio delle sanzioni amministrative previste dall’art. 46 della L.P. 9 dicembre 1991, n. 24, (disciplina della caccia in provincia di Trento) che sanziona molteplici violazioni attraverso l’irrogazione di una sanzione amministrativa, variabile, mediamente, tra un range di 200.000 e 1.200.000 lire.-

In merito, è di necessità spendere alcune considerazioni sui caratteri coessenziali della pena retributiva che sono:

° la afflittività della pena, in quanto la sofferenza nella logica retributiva è coessenziale alla stessa natura di “corrispettivo”, proprio della sanzione penale (cioè, a dirsi: l’esborso forzoso di una data somma di denaro costituisce sofferta privazione da parte di colui che si è reso autore di una data violazione);

° la personalità della pena, in quanto il corrispettivo del male non può che essere applicato all’autore del male;

° la proporzionalità della pena, in quanto il male subito costituisce il corrispettivo del male inflitto se ed in quanto sia a questo proporzionato. L’idea della proporzione segna il passaggio dalla vendetta, che è emozione, non controllata dalla ragione e spesso sproporzionata all’entità del male subito, alla pena, che è atto di ragione e quindi reazione proporzionata. La proporzionalità viene concepita non nei termini meccanicistici della pena vetero-testamentaria del taglione, ma come concetto etico-sociale, per cui si considera giusto corrispettivo anche un male di diversa natura;

° la determinatezza della pena, in quanto la pena, dovendo essere proporzionata ad un male determinato, non può non essere anche essa determinata. L’applicazione di una pena indeterminata, quale sarebbe quella fissata nel minimo ma non nel massimo, è un non senso dal punto di vista retributivo;

° la inderogabilità della pena, nel senso che la pena, in quanto corrispettivo, deve essere sempre e necessariamente scontata dal reo (S. Civitelli).

A queste caratteristiche, a nostro avviso, ne va aggiunta un’altra e cioè l’attualità della pena.

Questa, per essere sempre tale, deve essere costantemente adeguata al valore della moneta che, come sappiamo, subisce nel tempo una perdita, a causa dell’inflazione.

Questo è avvenuto in provincia di Trento? NO. Dalla data della sua pubblicazione sul bollettino ufficiale della regione Trentino/Alto Adige – correva il 13.12.1991 – le sanzioni pecuniarie anzidette sono rimaste IMMUTATE, nonostante l’evidente perdita di valore della moneta, specie dopo l’entrata in vigore dell’Euro.

Facendo riferimento all’entità media cui più sopra abbiamo fatto cenno (200.000/1.200.000 = media 700.000), oggi, quest’ultimo valore dovrebbe essere aggiornato a:

  • Lire 1.206.800

  • Euro 623,26

Il che equivale a dire che l’inflazione tra il 1991 ed il 2013 è stata pari al 72,40%, ed ancora che la pena pecuniaria viene ridotta, del tutto ingiustificatamente, del 42% (a seguito della mancata rivalutazione).-

Che sia en piazer ai amizi? (Quando tutte le altre sanzioni previste da molteplici leggi provinciali sono state adeguate).

Giudicate Voi.

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