Cippato? Un affare e per chi?

L'energia rinnovabile è un settore in rapidissima espansione e  pur potendo discutere sulla razionalità di molte applicazioni,  è scontato che sono l'unico prodotto in competizione con il petrolio. La biomassa potrà giocare un ruolo importante purché riesca a mobilitare quantità molto rilevanti di prodotto.

La chiave è dunque nel mondo agricolo titolare della terra e nell'autorità forestale,  la quale, peraltro, si sta muovendo con circospezione non avendo ancora appieno compreso le modalità di uno sfruttamento razionale; proprio, forse,  per la necessità di comprendere in quale modo sfruttare quelle tipologie di materie prime attualmente inutilizzate e che in genere sono prive di valore commerciale; un materiale per definizione non adatto alla produzione di legname da ardere ma che potrebbe essere trasformato in CIPPATO.

In Italia le tariffe applicate all'energia ottenuta da biomasse sono talmente favorevoli da aver incentivato la costruzione di numerose centrali (32).  La maggior parte di esse  è a combustione e quindi a vapore , una tecnologia che per definizione può  funzionare efficacemente se ha una taglia elevata, quindi un approccio centralizzato e industriale a cui corrisponde un notevole sforzo logistico per assicurarne l'approvvigionamento.

Una centrale da 1 MW elettrico abbisogna di circa 100.000 ton di legname fresco contro le 5.000 dell'impianto di riscaldamento collettivo e da qui:

-        le centrali elettriche possono determinare un forte impatto sul territorio e il loro approvvigionamento con biomasse locali richiede una buona organizzazione;

-        è semplice organizzare l'approvvigionamento  del materiale per una centrale termica;

-        uso termico ed elettrico sono tra loro in conflitto.

-         

Approvvigionamento

Oggi è possibile accedere a grandi quantità di materiale di scarto anche d'importazione a prezzi modesti; il trasporto rappresenta il costo maggiore anche per l'impatto ambientale e viabilistico.

La disponibilità della materia prima dipende da molti fattori tra i quali le fonti, i tipi i volumi disponibili e i canali di distribuzione.

Le principali fonti sono la selvicoltura, l'agricoltura e la manutenzione del verde urbano.

Per la produzione in selvicoltura si parla sempre di residui e sottoprodotti sia del taglio che della lavorazione in segheria.

Costi

 il costo per contratti medi di 10.000 mc oscilla tra i 45 e 65 €  al mc.

Logistica

Trasporto del combustibile: un trasporto redditizio dipende dalla distanza, dal veicolo, dalla viabilità dell'organizzazione.

In generale il combustibile legnoso viene trasportato per brevi distanze, raramente oltre i 50 km, distanze maggiori  tendono infatti ad annullare i ridotti margini di guadagno.

E' oltremodo sconsigliabile la rottura del carico cioè il trasbordo da un mezzo all'altro,  frequente nei casi di percorsi eterogenei. Il tragitto misto in strade forestali e normale viabilità con l'impiego di due diverse tipologie di mezzi rende indispensabile l’adeguamento viario per consentire l'impiego di una sola tipologia di mezzi e quindi la predisposizione di strade  accessibili a mezzi pesanti.

L'immagazzinamento è in funzione delle caratteristiche della centrale  e della disponibilità di combustibile.

Un esempio di situazione locale

Ovviamente, molto spiccato  è l'interesse nel boscoso Trentino dove sono già attivi i Centri per la produzione e lo sfruttamento del Cippato,  a Predazzo e in Val di Ledro, naturale conseguenza  dello sfruttamento industriale di  un  bosco, ampio e ricco prevalentemente  di resinose.

Il residuo della lavorazione del  legname per uso industriale  è dato dalla ramaglia e dallo scarto e quindi va visto come utile espediente per il recupero di una grande quantità di prodotto destinato altrimenti  allo smaltimento naturale o all'uso domestico.

Nella filiera produttiva pertanto,  il cippato costituisce un sottoprodotto e non l'oggetto primo dell' utilizzazione  boschiva.

E' già perché è proprio in questo diverso approccio che si nascondono spesso proposte speculative  e si propugnano  a volte bizzarre interpretazioni a loro sostegno.

Ai quattro boscosi Comuni del Basso Trentino (Ala-Brentonico-Terragnolo e Vallarsa) , il Progetto Manifattura Agenzia dell’Ambiente della PAT   propose un’ipotesi di  convenzione per il conferimento presso la sede di Rovereto di un quantitativo di materiale legnoso equivalente a c.a.  10 – 12.000 ql. annui per un numero non precisato di anni.

La contropartita di questo impoverimento delle risorse forestali – consistenti ma non inesauribili – sarebbe stata rappresentata da non meglio identificati “servizi di aggiornamento/formazione/consulenza” , rimettendo ogni altro onere a carico delle Amministrazioni Comunali dall' individuazione dei lotti , dalla loro assegnazione alle ditte , fino al  conferimento,  con tratte di percorrenza spesso superiori ai  25Km.

Il tutto,  con un  tornaconto per la collettività praticamente nullo .

L'assolvimento di tali obblighi avrebbe  imposto la costruzione ex novo di alcune strade forestali  e il pesante adattamento di buona parte della  rete viaria  con  costi  di realizzazione che si  aggirano attorno ai  100.000 € al Km.! .

Pur  considerando alcuni marginali benefici che avrebbero visto coinvolta la manutenzione, la salvaguardia  e la tutela del bosco,   senza peraltro dimenticare i danni di una eccessiva e troppo facile antropizzazioni di estese aree montane , habitat di numerose specie animali,   l'assoluta antieconomicità del progetto appare evidente.

Ed infatti:

Ai costi per l'infra strutturazione del territorio, l' adattamento e la manutenzione della viabilità esistente , i costi di trasporto (fino a 30€ al mc), il taglio e la predisposizione il loco, l'allestimento delle piazzole di carico e l'accumulo,  ( oneri questi  a carico delle Amministrazioni Comunali)  si deve aggiungere il costo industriale del prodotto ( vedi sopra) .

Chi avrebbe corrisposto l'equivalente alle ditte addette al taglio e alle successive operazioni di accumulo e conferimento, ammesso pure che parte del prodotto sarebbe stato il risultato di una ordinaria operazione di taglio e vendita  a prezzi di mercato?

Ma l'aspetto impattante e anomalo dell'intera operazione è dato dal fatto che per mantenere fede ai contratti di fornitura alcuni Comuni avrebbero dovuto mettere in atto  piani di taglio boschivo    straordinari e totalmente avulsi dagli interessi del territorio.

Non solo,  ma il cippato avrebbe cessato di rappresentare la parte “povera” di uno sfruttamento rivolto ad altri obiettivi, per assumere il ruolo primario.

Si sarebbe dovuto ricorrere  massicciamente a  tagli di bosco,  quasi esclusivamente ceduo, pregiato e ben quotato sul mercato del riscaldamento domestico.

La redditività per qualche  Amministrazione Comunale arriverebbe a sfiorare i  6 € il quintale, mentre il prodotto  collocato sul mercato produce rendimenti oscillanti tra i 12.50 e 14.00 € al quintale.

Cedere per meno, molto meno,  avrebbe rappresentato una insopportabile perdita per le finanze dei Comuni.

Conclusione

Si è usato in quest'ultima parte il condizionale, perché le Amministrazioni comunali coinvolte si sono una ad una sfilate riconoscendo l'inutilità e anche la dannosità della proposta.

Il progetto Cippato è al momento scomparso dall'agenda dei Comuni sopra citati .

Resi vieppiù consapevoli anche dalle reazioni di parti della pubblica opinione e delle associazioni ambientaliste e non  , hanno preferito continuare nel tradizionale sfruttamento delle risorse boschive.

I costi, l'antieconomicità del progetto, i danni ambientali e collaterali hanno al fine prevalso sugli entusiasmi iniziali . Non ultimo,  l' acquisita consapevolezza che i tempi di un approccio di rapina  alle risorse si sta rivelando  controproducente e che la salvaguardia e la tutela di ogni essere vivente comporta qualche rinuncia e sacrificio peraltro ampiamente ricompensato.

Pensiamo cosa ne sarebbe stato della diversità biologica rappresentata dalle innumerevoli specie animali,  soprattutto degli insetti e microrganismi, privati “ex abrupto” delle risorse di grandi parti di territorio  depauperate e sconvolte per il massiccio prelievo della componente legnosa  che,  se pur caduta e lasciata sul terreno, offre l'importante funzione di riserva alimentare e di ambiente per la riproduzione e la sopravvivenza.

E infatti , considerando che il 30% del legname tagliato avrebbe dovuto essere lasciato in loco, si coglie appieno l'insensatezza di quelle proposte che nascono e si sviluppano solo unidirezionalmente senza anacronisticamente considerare la stretta relazione che esiste tra ogni essere vivente; bosco ovviamente compreso.

Luciano Rizzi 

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