La Palazzina di caccia in Val di Gatto

Sarebbe oltremodo ingeneroso andare col pensiero alla palazzina di caccia di Stupinigi eretta dall'architetto Juvarra per i Savoia nel '700 per descrivere la recente realizzazione in val di Gatto, in uno slargo dove  la strada proveniente da Passo Buole si ricongiunge con quella risalente da Pozzo Alto o Perobia, ma un confronto almeno all'approccio ideale, quello si, va fatto.

L' edificio della Malga omonima è stato riconvertito per un impiego diverso dall'originale per consentire l'espletamento delle necessità del tempo libero per gli “appassionati” dell' attività venatoria.

Grazie anche ad una lungimirante politica di recupero degli edifici ormai abbandonati con  finalità diverse da quelle originarie , alcune baite di montagna sono state riconvertite salvaguardando spesso la memoria di un 'architettura povera ma interessante sotto il profilo antropologico,

Ma quanto sin qui fatto  ha  poco a che vedere , con questa ristrutturazione  recentemente completata. Laddove infatti in similari situazioni la prescrizione d'intervento ribadita dall'ente pubblico è stata tassativa nel rispetto  della tipologia architettonica originale, dei materiali da impiegare , nella limitazione di elementi di  sovrapposizioni,  qui in Val de Gat , nella fattispecie,  la precarietà dell'attenzione è oltremodo evidente.

E dove?

Nella parte più visibilmente impattante!  Nel tetto!

Unico dei c.a. 37 edifici che costituiscono il patrimonio edilizio/pastorale del Comune, quello di val de Gat è il solo con il tetto in lamiera.  Per  tutti gli altri la copertura è in pietra della Lessinia. Una lucida e splendente lastra di laminato zincato  con grandi gronde e terminale degli scarichi  …...    in plastica (ma sembra siano provvisori).

Completa l'intervento un camino in perfetto stile Lessinia la cui coerenza stilistica con il tetto rimane un mistero, un po’ troppo perfetta  appare la rifinitura dei contorni delle finestre  in contrasto con il resto della muratura,  peraltro rispettosa dell'originale. La baita in verità è alla sua terza riedificazione; la penultima, quella completata nel secondo dopoguerra, aveva il tetto in cemento, ma se ristrutturazione con restauro si doveva fare che questo si ispirasse  ai canoni stilistici delle altre malghe del Comune (tutte tra loro simili se non uguali!).

Insomma,  un mix architettonicamente non di grande effetto soprattutto per colpa del tetto che avrebbe potuto essere almeno di rame.

Si potrà obiettare che tanto  la posizione è decentrata, la frequentazione scarsa (e non è vero),  che l'alternativa sarebbe stata la demolizione per cause naturali ma suonerebbero fasulle visto l'impegno profuso dall'Associazione e gli oneri finanziari  sostenuti dal Comune entrambi probabilmente disponibili per una soluzione diversa.

 Ma allora perché questa deroga,  considerate le attenzioni e prescrizioni poste in tutti gli altri analoghi interventi dove  l'approccio  è  stato ed è cosi doverosamente attento e  cautelativo?

Perché i gruppi che hanno provveduto al recupero e conservazione della Malga Cornafessa, della Malga Castelberto, delle malghe Foppiano e Boldera, Fratte,  Revoltell , Foppiano e Barognoll, oltre al Lavaciom, Lavacett, Coe de Ala (queste ultime direttamente dal Comune),  sono intervenuti rispettando  indicazioni che in qualche caso rasentano (una doverosa)  maniacalità?

Evidente,  in qualche caso il  Servizio Beni Culturali  qualcosa  concede in deroga …..

Nulla invece  da eccepire sull'interpretazione  filologica  del luogo.

Il terreno circostante ricorda le cosiddette  “ abbattute” , un termine con il quale il genio militare  definiva “ la creazione  di una zona  resa artificiosamente sgombra per il tiro d'artiglieria in previsione di un evento bellico”.  Il limitare del prato è  infatti ingombro  di materiale legnoso,  dei resti di tronchi  abbattuti , ramaglia varia. Il tutto,   quasi ad arte per  impedire infiltrazioni e avvicinamenti non desiderati e avere il pieno controllo del terreno circostante (….stante l’uso che del manufatto si fa…).

Luciano Rizzi 

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