Ci sono un orso, due lupi e tanti cinghiali…(in un bar di Ala)

 

E  così  fiduciosi più del parere degli esperti che non delle testimonianze dirette e non sempre  attendibili, prendiamo atto che il territorio di Ala è stato eletto a dimora di una coppia di Lupi, di uno o  forse più Orsi e  non ultimi e  questi si, con ampia dovizia di dettagli,  dai cinghiali.

Preziosi indicatori della salubrità e integrità di un territorio si potrebbe dire e in parte è sicuramente vero come  è altrettanto inconfutabile che per le prime due specie di selvatici, l'areale eletto a domicilio è talmente vasto che invocarne la cittadinanza  pecca  di sciovinismo campanilistico,      preoccupazione peraltro prontamente  superata  dalla loro elezione  a mascotte di un turismo da non incoraggiare.

Inseritasi per libera scelta sembra essere sinora solamente la coppia di Lupi , romanticamente battezzati Giulietta e Romeo per l'abitudine di antropomorfizzare cose e animali e perché no,  anche  per smitizzare l'atavica paura verso questo animale e favorire  una auspicabile  pacifica convivenza con l'uomo.

Non altrettanto si può dire per l'Orso, pur titolare di una cittadinanza acquisita in molti anni di convivenza con le genti trentine (Jus loci – si direbbe) . Una convivenza accettata a patto che il plantigrado si adegui allo stile di vita dell'uomo, ne rispetti le consuetudini e le leggi, non prevarichi la proprietà altrui, non si ritenga titolare unico del territorio,  accetti insomma le leggi dell'ospitalità altrimenti , catturato, viene ridotto all'impotenza in qualche ripristinato recinto enfaticamente chiamato parco o forse drasticamente silenziato.

E' ancora troppo vivo il ricordo del primo rilascio avvenuto in prossimità di Tovel dell'Orsa Jurka  sul finire degli anni 90 , per accogliere con benevolenza una sperimentazione non ancora conclusasi e  periodicamente messa in discussione  dagli  “inurbani” comportamenti  dei tanti Yoghi  ormai presenti.

Non riesco a scordare  l' immagine  del povero animale intontito dai sonniferi, sconvolto da un viaggio di molte centinaia di Km all'interno  di  un ricovero che per quanto confortevole consisteva pur sempre in un traballante cilindro, energicamente “invitato” a scendere e prendere possesso della sua nuova residenza.  Un avvio esitante, circondato dai fucili spianati a tutela dei molti presenti, sconcertato  da odori insoliti e  rumori così nuovi.

 

Un tentativo di fuga reso incerto dal generale disorientamento, una corsa verso il bosco, miseramente conclusasi  con un ruzzolone …...e poi via finalmente “libero” addobbato con un trasmettitore RF pronto ad offrirsi quale chiaghialinimarchio identificativo della Trentino Trasporti e di altre consociate .

Ed infine  i terzi incomodi: i cinghiali che costituiscono ormai a detta degli operatori del bosco, dei coltivatori e  degli allevatori,  una vera e propria calamità dovuta al loro numero in crescita e alle doti di sopravvivenza , adattamento e proliferazione avute in dono dalla natura. Spaziano dalle alte praterie della Lessinia  dove arano letteralmente i pascoli alla ricerca di tuberi, sino ai coltivi di pianura per razzolare negli orti e nei campi.

Così devastante  è stato valutato l'impatto  sull'ambiente da mobilitare – manu militari - la sezione venatoria  nel tentativo (riuscito) di ridurne la popolazione con qualche deroga alle consuete norme venatorie  . E cosi i dati ufficiali portano a 58-60 il numero degli abbattimenti nel territorio di Ala.

Un provvidenziale  intervento…..  quello dei cacciatori,  quasi quanto la presenza  dei primi per questi ultimi.

 

Non si deve comunque trascurare un piccolo particolare che differenzia in maniera sostanziale queste nuove presenze; il lupo ha compiuto una libera opzione di domiciliazione,  la presenza dell' Orso  è comunque il risultato di una scelta supportata legislativamente e validata dalle competenti autorità;  ma la degenerazione del numero dei cinghiali ha ben altre e meno naturali cause! Il cinghiale è stato abusivamente introdotto nell'ambiente, talvolta dagli stessi operatori venatori,  sottovalutandone le conseguenze o forse preconizzandone  una serie di vantaggi. Dove e da  chi, con certezza, non è ovviamente dato a sapere.

Forse nel Veneto (ah! sti Veronesi!), o in Lombardia (Sti Taliani!), sta di fatto che l'animale, come nelle sue prerogative,  si è diffuso oltremisura costringendo a defatiganti appostamenti, pedinamenti, inseguimenti , (riclassificazione forzosa di strade forestali?) con costi di trasferimento e di munizionamento  che graveranno sulla collettività.

Una fatica che  speriamo lasci  , come consuetudine  e parziale indennizzo,   il godimento delle spoglie e dei trofei….

Per vero, in luogo di procedere agli abbattimenti, dispensando violenza e
 morte, sarebbe di gran lunga più condivisibile adottare colture a perdere, specie a tuberi, in modo tale da evitare l’uso della carabina.

Noi, tra la morte e la vita, facciamo….il tifo…soltanto per la seconda.

Luciano Rizzi

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