Il nibbio

nibbio realeRicordo l’incipit del commento di un video/documentario realizzato nel lontano 1998  dall’Ufficio Biotopi della PAT per illustrare le aree di ristoro per gli uccelli migratori – denominate Biotopi - presenti nella vallata dell’Adige.

Il racconto era affidato in una pseudo soggettiva ad un Nibbio e le considerazioni dell’improbabile testimonial si esprimevano in questi termini: “Per un uccello migratore che percorre, risalendola o discendendola, la Vallata del fiume Adige appare come una landa desolata per l’insistenza monotona della monocoltura della vite, talmente priva di ambienti umidi, diversificati, capaci di accogliere il migrante per qualche breve attimo di sosta.”

Il protagonista , pur attrezzato per la predazione e  per le lunghe percorrenze,  esprimeva con quelle parole, il malumore per la privazione di un’abbondante selvaggina costituita per l’appunto da uccelli migratori e suggeriva a quanti si accingevano a entrare nella valle con direzione Nord di deviare , una volta giunti alla Chiusa di Ceraino, verso l’altipiano della Lessinia e in ogni caso, di  abbandonare l’inospitale Vallata del fiume Adige.

A 16 anni da quelle considerazioni che al nostro Nibbio apparirebbero ora molto ottimistiche, la situazione è pesantemente cambiata, naturalmente in peggio , agli occhi innocenti dei nostri visitatori; infatti, oltre al fondovalle, comunque da sempre dedicato alle attività agricole , l’intervento dell’uomo sostanziosamente foraggiato dai contributi UE e della PAT hanno intaccato le pendici delle montagne creando molto spesso artificiosamente colture in zone dedicate al passeggio, alla frequentazione del bosco, ad ospitare specie che arricchivano la diversità biologica e questo  senza ovviamente  sottacere l’impatto sul paesaggio  e ancor più l’introduzione di  un’ulteriore forma di inquinamento rappresentata dal massiccio impiego di diserbanti e antiparassitari che la monocoltura richiede.

Tutto per il “Vino di Montagna” è l’ultima eccentrica bolla speculativa per la lobby del “contributo a pioggia” priva di  qualche  significativo  apporto alla qualità.

E infatti,  l’improvvisato amore per l’agricoltura  si sta mestamente spegnendo con  la progressiva riduzione dei contributi pubblici e la selezione  compiuta dal “Mercato”.

Ma la visione e la considerazione del territorio da parte dei vari operatori sostenuti dal Miniculpop delle varie agenzie di promozione della PAT,  sta determinando un approccio  eccessivamente e forse volutamente mercatilistico al territorio.

Certo, alcune zone sono state trasformate in Biotopi, altre sono state preservate o ripristinate alla loro originaria funzione, ma la loro sopravvivenza , non si parla certo di ampliamento, è sempre legata alla provvisorietà e all’aleatorietà degli umori degli operatori agricoli o venatori. Da anni ormai,  si opera in una funzione di mantenimento dell’esistente e nella difesa di quanto con fatica e sacrifici è stato ottenuto, fatti salvi i lavori di recupero della riserva naturalistica rappresentata dal Lago di Loppio.

Qualche concessione come l’ allestimento di percorsi di visita e osservazione  è stata fatta , comunque con  rispetto per la vita del Biotopo.

La Rete delle Riserve, le Aree protette, gli stessi parchi stanno in parte dismettendo la funzione primaria della conservazione delle specie animali per assumere la connotazione di accattivanti richiami turistici. Nulla di negativo nella condivisione delle nostre bellezze naturalistiche; la conoscenza,  è lo strumento primario attraverso il quale esercitare una funzione educativa , indispensabile per la conservazione e il rispetto.

Non vorremmo però che prevalesse una visione troppo strettamente connessa allo sfruttamento indiscriminato, che l’interesse di pochi avesse il sopravvento , che la cultura economicistica finisse  per modificare pesantemente un habitat unico e in questa direzione sembrano orientarsi  gli studi di settore. Quanto vale un Parco, un Biotopo, un’area protetta, la Rete delle Riserve in termini di ritorno economico prodotto dal turismo? Ecco gli interrogativi degli studi dell’APT.

Una  malinconica considerazione infine sul Parco dello Stelvio. Dimenticato dallo Stato Centrale, ignorato dalla Regione Lombardia, pesantemente attaccato dalla visione politicizzata e venatoria della vicina Provincia di Bolzano, che trasferisce anche in quelle che dovrebbero essere iniziative per la difesa dl territorio, il pretesto per affermare diversità che l’Europa dei popoli sta rendendo anacronistiche  e dannose.

Gli Organi del Consorzio del Parco sono scaduti da anni, da troppo tempo non è concordata alcuna gestione, i soggetti interessati si muovono come detto nell’ambito dei propri piccoli tornaconto. In verità,  la sola Provincia Autonoma di Trento, non ha smesso in questi anni di  esercitare responsabilmente le proprie funzioni continuando , pur nella posizione  territorialmente minoritaria,  nell’azione di manutenzione e salvaguardia del territorio e della fauna, rinnovando i contratti al personale incaricato, stanziando somme considerevoli, proponendo azioni atte a suscitare interesse,  attivandosi per smussare spigolosi atteggiamenti, tenendo viva la vigilanza anche a livello politico.

Purtroppo, in tempi di miseria, ci dobbiamo accontentare anche del poco, talvolta, addirittura del nulla.

Luciano Rizzi 

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