"Pino Nero in A2 : “ scacco alla Regina"

Che il Pino Nero debba sparire dall' orizzonte  arboreo del territorio Tentino è ormai un fatto acclarato, che il panorama, soprattutto quello invernale,  sia destinato a subire nell'immediato futuro un drastico cambiamento cromatico è altrettanto facilmente accertabile   sollevando  semplicemente lo sguardo verso la montagna  sopra Brustolotti, verso quella che un tempo era la Pineta dei Piazzi oppure guardando i luoghi dove ora campeggiano inquietanti le  “ bonifiche” agrarie: sopra i masi Alti del Corno.

L' intera superficie contrassegnata un tempo dall'intensità del  sempreverde e ora   velocemente sostituita  da  un grigio squallido, sarà gradualmente ricoperta nel prossimo futuro da  una  vegetazione  che i tecnici amano definire in un empito di patriottismo, autoctona : carpini, maggiociondoli, aceri, noccioli, corbezzoli e quanto  il ciclo naturale deciderà di favorire.

Ovviamente, trattandosi di bosco ceduo,  l'effetto cromatico sarà stagionale.

E così larghissime fasce di una vegetazione che avevamo imparato a conoscere e apprezzare , in parte frutto delle ludiche fatiche di generazioni di alunni impegnati , quando ve n'era forse minor necessità,   nella “festa degli alberi” : una giornata di scuola dedicata (volentieri)  alla messa  a dimora , appunto , di quel  Pino Nero che nel tempo avrebbe costituito le pinete di Pilcante, dei Piazzi, e altre  ancora presenti sulle pendici del Monte Zugna.

I nuovi tutori del bosco hanno ritenuto sulla base di considerazioni  “tecniche- commerciali e scientifiche” che tale varietà arborea non ha diritto di ospitalità' e cosi  “motu proprio” ,  ( Manzoni insegna che il latino concede  autorevolezza ai  gesti ), complici in parte le variazioni climatiche e il proliferare incontrollabile  (si afferma) della processionaria del pino,  hanno  dato avvio ad una   operazione di disboscamento  repentina quanto sconcertante , incurante  dell'impatto visivo, ambientale e paesaggistico . Un'efficienza auspicabile  quale metodo sostitutivo dell'azione dell'Amministrazione sinora lenta e farraginosa.

 

Perché non adottare una gradualità nella sostituzione della vegetazione ? perché non praticare  un taglio meno impattante e visivamente meno violento come  era stato suggerito?

E' un fatto che  la pineta sia da moltissimo tempo affetta dalla “Processionaria”  ma il problema non era così urgente da escludere drasticamente  una gradualità nel taglio. Perché tanta fretta ?

Ma perché il ritorno economico non sarebbe altrimenti stato soddisfacente ! Perché la ridistribuzione  su più anni dell'espianto, la parcellizzazione più “morbida”   del taglio non avrebbero consentito  quel ritorno  economico , vero motore  di tanta accelerazione!

E allora, meglio tutto e subito,  come sta avvenendo nella pineta dei Piazzi (Pozzo)  per poter introitare qualche decina di migliaia di euro  nelle casse comunali ,  esauste anche per qualche bizzarra iniziativa promozionale e per qualche consulenza o progettazione superflua. Denaro a “pronta beva”  come si usava dire e  praticare  nelle vecchie osterie.

Così, per la pineta dei Piazzi, come per  quelle della Lessinia di Ala (diverso il parassita) può fin d'ora essere intonato il de profundis.

E il dubbio che la causa prima sia quella di debellare la processionaria comincia ad insinuarsi.  Il parassita c'è , senza alcun dubbio,   ha  da sempre costituito la caratteristica peculiare della pineta dei Piazzi.  Negli anni si è cercato di curare, di  estirpare il parassita con vari trattamenti, chimici  e meccanici  , ma i risultati non sono stati all'altezza delle aspettative divenendo quindi   endemico  e    parte integrante dell' habitat.

Riconosciamo pure  la necessità dell'iniziativa, l'inderogabilità della scelta e  indirizziamo le attenzioni verso  le modalità esecutive.

E' di questo giorni la notizia  che la vicina città di Rovereto intende supplire al taglio dei Pino Nero con una serie di iniziative atte a sostituire il manto arboreo , ideare delle soluzioni per rendere non solo meno impattante l'operazione ma per rivalutare l'intera area  verso  finalità ricreative e del tempo libero.

Si intende inoltre, non solo per una nostalgica memoria , preservarne alcune decine di esemplari per la salvaguardia di alcune specie di volatili (il picchio Nero).Una scelta rispettosa dell'ambiente .

 La stessa richiesta fatta ai responsabili di zona e all' amministrazione comunale è stata categoricamente respinta.

Preservare anche poche piante per chi affronta i problemi ambientali munito del solo criterio  mercantilistico , deve essere apparso eccessivamente dispendioso. Così non è stato per la pineta di Marco in prossimità della Mira e non lo sarà per il Bosco di Rovereto. Ma  quelle sono altre sensibilità !

 

Ricordiamo, per inciso, che la pineta dei Piazzi (quella in oggetto)  è uno dei pochissimi luoghi della fascia pedemontana nel quale è consentito il libero accesso e quindi quale miglior occasione per riqualificare   anche  paesaggisticamente l'intera area?  Qualche proposta  non ben definita ne divulgata sembra essere allo studio . Ma sorprese di carattere urbanistico sono sempre da paventare.   

 

I criteri per la gestione del territorio sono definiti  a livello provinciale, le comunità e gli uffici periferici della provincia dovrebbero armonizzare gli interventi anche tenendo conto delle esigenze dei singoli territori e  delle popolazioni. Compito delle amministrazioni locali è anche quello  di interpretare il comune sentire e dar corso ad interventi graduali, poco impattanti, più partecipati,  favorendo   forme di coinvolgimento.

E così,  mentre la vicina Rovereto  approfitta di un intervento potenzialmente così impattante per proporre soluzioni migliorative e di pubblica utilità' , l'amministrazione di Ala  si adegua, senza alcuna  perplessità  a quella continuità di pensiero che ha prodotto lo scempio delle cave di pianura e collina , l' aggressione alla fascia pedemontana del bosco, l'estirpazione indiscriminata  del pino nero appunto  , alla radicale quanto casuale metamorfosi della Lessinia Alense, alla cura del verde pubblico .

Ribadiamo qualora ve ne fosse la necessità che criticabile non è  il  provvedimento in quanto tale o l'opportunità di procedere a dolorosi interventi se indispensabili e inderogabili, ma  il modo  poco partecipato, carbonaro , utilitaristico e unidirezionale  di  conduzione ;   non di rado   con un' incuria  francamente poco edificante .   Basta  infatti percorrere le zone di bosco nelle quali si sono operati dei tagli  per capire a cosa si fa riferimento , quanto incompleta  sia l' applicazione  della normativa e quanto carenti o aleatori i controlli .

PS  a giorni o settimane, verrà operato un taglio selettivo all'interno del bosco denominato “Riservetta della Maia” alla Sega. Si tratta del bosco che ospita il monumentale faggio denominato  “ La regina”  .

La scelta adottata per questa selezione ha suscitato inizialmente   perplessità peraltro tacitate dalle  garanzie offerte dai Servizi  Provinciali Responsabili  che hanno motivato ampiamente e in maniera convincente l'  opportunità delle scelte fatte  e le modalità di esecuzione dei tagli .

Ma  si sa ,  il dialogo e la concertazione non sono categorie universali e infatti …......

…......ora possiamo soltanto auspicare  una vigilanza sul taglio, sul prelievo e sul  ripristino , conformi alla valenza di pregio naturalistico e culturale della zona . L'accesso al luogo è agevole, le condizioni lavorative non rappresentano particolari difficoltà e sarebbero oltremodo deprecabili  sforamenti nei prelievi  e danneggiamenti eccessivi del sottobosco tali da  pregiudicare la salvaguardia di un monumento Vegetale .

Nella fattispecie non sembrano applicabili le attenuanti qualche volta invocate circa la necessità di una tolleranza dovuta alle difficoltà del cantiere e del lavoro.  I margini di compensazione derivanti dagli attuali criteri di misurazione del legname  tutelano  già ampiamente l'assegnatario .

Poiché tra le motivazioni del taglio trova ospitalità anche l' opportunità di riproporre spazi per l'attività culturale e ricreativa  , sembrano finalmente sussistere  tutte le precondizioni per un lavoro ed un ripristino corretto .

Ma in verità questi timori non sembrano destinati a diminuire visto  il destino di tutte le monumentali piante , anche nazionali,  non tutelate da alcuna legge (da “la Repubblica” del 21.1.2013).

Luciano Rizzi

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