La gestione del territorio


Una bella lezione di partecipazione durante le sessioni forestali

Gestire il territorio cercando di armonizzare le aspettative dei tanti soggetti interessati, offrire risposta ai molti interrogativi posti dagli operatori economici per l'esercizio delle loro attività , rendere comprensibili le disposizioni in materia, garantire cespiti alle amministrazioni comunali , programmare , promuovere e gestire iniziative atte a preservare il patrimonio silvo pastorale e salvaguardare un habitat così prezioso.

Questi sono solo alcuni dei temi che le Sessioni Forestali che si tengono nei Comuni trentini trattano nell'annuale incontro con la cittadinanza. Uno dei pochi residuali esempi di democrazia partecipata, laddove gli interrogativi hanno buone possibilità di ottenere risposta e le proposte sono acquisite per successivi approfondimenti. Un plauso quindi alla reiterazione di questa desueta quanto efficace forma di confronto con i cittadini ancor più meritoria per aver evitato di scadere nell' autocelebrazione e in un rituale encomiasticamente a senso unico.

Aver saputo trasformare una monotona sequenza di cifre, di dati, di indicatori e di elenchi in una disamina a tutto tondo delle problematiche dell'ambiente è un dato di merito per i promotori e la riproposizione di questa formula in altri ambiti della Pubblica Amministrazione e di interesse collettivo dovrebbe costituire un imperativo per chi aveva posto il dialogo e il confronto quale architrave del proprio agire.

Intanto, accontentiamoci di questa iniziativa che ha visto riunite le autorità competenti in materia di ambiente.

Oltre agli apparati istituzionali, ai tecnici, ai politici ed agli operatori economici del territorio , queste Sessioni sembrano aver (finalmente) acquisito la consapevolezza della presenza di soggetti terzi che pur perseguendo finalità diverse dal mero sfruttamento economico del bosco , sono comunque titolari dell' interesse legittimo di frequentazione e godimento del bene comune e quindi portatori dell'individuale diritto di godere di pari dignità .

Soggetti da ascoltare , coinvolgere e considerare anche mediante l'adozione di quei provvedimenti che potrebbero confliggere con consolidate consuetudini e desueti costumi. Atteggiamento questo, non ancora pienamente compiuto nelle istituzioni.

E' indubbio che ritenere consolidate alcune titolarità solo per antica consuetudine e da queste far discendere la rivendicazione di un rapporto privilegiato , non sempre agevola il dialogo tra gli operatori economici , i Consorzi silvopastorali , i cultori dello "sport venatorio" (lo sport, presuppone il rispetto di regole che pongono su un piano di equipollenza tutti i partecipanti; la caccia è solamente vigliaccheria, violenza unidirezionale, sofferenza, sangue; quindi di "sportivo" non c'è proprio nulla) , le Associazioni Ambientalistiche e di quanti hanno della risorsa ambientale una diversa visione e a queste si avvicinano con propositi meno "predatori" e mercantilistici.

E' d'altra parte innegabile la capacità di interdizione e condizionamento che ancora possono esercitare rispetto a queste ultime.

Questo divario è destinato a ridursi con il progressivo affermarsi di una cultura più attenta all'ambiente e con il graduale diffondersi di valori diversi che un tempo non avrebbero potuto godere di alta considerazione ; " elucubrazioni radical - chic" è ancor oggi l'appellativo rivolto spesso alle Associazioni Ambientalistiche. Non si nutre alcuna pregiudiziale nei confronti di questi e siamo consapevoli della necessità di molti interventi a salvaguardia dell' integrità del bosco ; le sottolineature e le denunce sono rivolte alla scarsa cura posta alla vigilanza e al ripristino.

Ci piace comunque pensare che le recenti sessioni forestali possano aver contribuito al compimento di un piccolo passo verso la pari titolarità tra i soggetti.

Le resistenze non cesseranno con la sola buona volontà di alcune Istituzioni o di singoli cittadini , i monopoli dei quali è stata denunciata esplicitamente la pericolosità e l'incongruenza economica sapranno ancora produrre pulsioni conservatrici; ma insomma alcuni riconoscimenti, l'accettazione di alcuni principi fondamentali, l'impegno di affrontare le problematiche non trascurando altri parametri di valutazione , suona di buon auspicio.

Strade e motori

Non sono mancati interrogativi estemporanei a comprova di questo radicato convincimento quali la possibilità di smaltire rifiuti solidi (organici) nel bosco o la richiesta di spostare a monte la segnaletica di divieto su qualche strada forestale per ridurre i tempi di accesso alle zone di caccia.

Sarà un percorso lungo e irto di difficoltà quello che dovrà portare tutti al convincimento di dover sottostare alla medesima disciplina, che le franchigie e le guarentigie concesse a pochi da una politica di sudditanza e di discrimine non sono intoccabili,

In questa direzione va vista la mancata riclassificazione di alcune strade forestali di categoria A e B in strade di arroccamento accogliendo, pur parzialmente, le indicazioni dei servizi Distrettuali..

Così sono definite quelle strade forestali sulle quali è consentito l'accesso motorizzato alle sole associazioni venatorie . Bella dimostrazione di diffusa...democraticità....vero?

"Prelievi" faunistici

Netta ed esplicita è stata a questo proposito la contrarietà dei Servizi Forestali Distrettuali alla decisione di delegare tout-court alle associazioni venatorie gli abbattimenti dei cinghiali per ridurne drasticamente la popolazione, interdendo peraltro tale facoltà ai tutori dell'ordine.

Un' inaccettabile concessione non priva di inquietanti intuibili considerazioni.

Che i tutori dell'Ordine, i Responsabili del controllo oltre che dell'esercizio venatorio, debbano essere esclusi in favore di un "Associazione Sportiva e di Tempo libero" e che venga di fatto limitata la facoltà di condurre un'azione di coordinamento , vigilanza e censura deve far riflettere Amministratori , Associazioni e Cittadini.
Non senza precisare che noi ci poniamo dalla parte dei cinghiali, vittime incolpevoli d'immissioni illegittime di ben nota provenienza.

Dal convincimento della inalienabile titolarità di questi benefici nascono richieste come quella sopra menzionata . Beninteso, questo prevede una Legge Provinciale costruita ad arte per volere esclusivo dell'ex Presidente Lorenzo Dellai e di quel potere politico provinciale che ha sempre protetto e tutelato in via esclusiva il mondo venatorio trentino, quasi fosse una specie in via d'estinzione.

E' la contrapposizione di due diverse concezioni : ad una più morbida , meno aggressiva e impattante, attenta alle diverse esigenze dell'ambiente ne fa riscontro un' altra, più aggressiva che considera, la montagna , il bosco e il prativo , l'ambiente nel suo complesso, una risorsa cui accedere con lo scopo primario di trarne benefici economici; un giacimento da sfruttare al meglio magari con l' intervento pubblico a sostegno per l' incremento della viabilità, l'infra-strutturazione del territorio , spesso in favore di un turismo " mordi e fuggi " magari come l'arrivo ciclistico di tappa che, talvolta, appesantisce qualche bilancio comunale.

E' innegabile ma spiegabilissima qualche diversità tra le istituzioni Sovra - Territoriali e quelle Locali ; dotate di capacità progettuali ampie , scientificamente solide e consolidate le prime , condizionate spesso da interessi settoriali e troppo legate alle dinamiche localistiche le seconde .

Contraddizioni che si manifestano soprattutto nella tutela di quelle parti del territorio maggiormente interessate alla salvaguardia della diversità biologica e nell'azione tesa a contenere l'impatto di una eccessiva antropizzazione .

Convivenza presto ristabilita e ritrovata piena coincidenza nei confronti di quell'attività economica definita "Bonifiche Montane". Quell'insieme di interventi che non di rado alterano il profilo morfologico delle nostre montagne , che si fanno largo con una viabilità invasiva e che di fatto interdicono l'accesso alle parti alte del bosco incuranti delle consuetudini e nel silenzio di molti, di troppi.

Sessioni con qualche ombra ma molte luci, con speranze ed aspettative riposte più negli organismi decentrati che nelle Autorità Locali , ma ancor più nella vigilanza dei singoli cittadini cui spetta il compito di sorvegliare e denunciare.

Fumo nero all'orizzonte...

E in questa situazione istituzionalmente delicata si introducono le Comunità di Valle!?

Questo oggetto misterioso titolare del nulla , teso unicamente alla spoliazione delle sovranità Comunali per dar corpo ad un organismo nato sterile e alla perenne angosciosa ricerca di una propria identità e ruolo.

Privo del consenso popolare (meno del 40% degli aventi diritto hanno espresso il loro voto), capace di accumulare una spesa di milioni di € per la sola loro sopravvivenza e per le laute prebende di Consiglieri e Assessori del nulla, estensore finora solamente di una lunghissima lista di contributi a pioggia, per ogni qualsivoglia fantasiosa iniziativa; questo oggetto misterioso delle cui capacità gestionali tutti aspettano un primo vagito, si è auto proposto di gestire i Servizi Forestali , liquidare il Consorzio Bacini Montani con la spudorata argomentazione delle eccessive spese di funzionamento e sottrarre competenze e servizi efficienti ai singoli Comuni con conseguente disagio per i cittadini.

Un insulto al decoro. A siffatto organismo incapace di promuovere anche solo una campagna di sensibilizzazione per il nuovo criterio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, dovrebbe essere affidata la gestione di una competenza così delicata? Come mettere Dracula a capo dell' AVIS !!!

Noi confidiamo che il Cittadino divenga sempre più tale, eviti di delegare la gestione del potere, spesso a meri fantocci, assuma sempre di più il ruolo di difensore diretto dei valori del territorio in cui vive.

Ente Provinciale Protezione Animali e Ambiente

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