Lettera al Min. Ambiente per Parco dello Stelvio

associazioni

Roma, 26 Gennaio 2015


Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
On. Gian Luca Galletti


Oggetto: richiesta incontro urgente sul futuro del Parco Nazionale dello Stelvio.

 


Illustre Ministro,
tredici associazioni di tutela ambientale - CAI, CIPRA Italia, ENPA, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, PAN – EPPAA, SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), Federazione ProNatura, TCI, WWF Italia - chiedono di incontrarLa per discutere con Lei sul futuro assetto del Parco Nazionale dello Stelvio.


Di fatto la trasformazione del Parco Nazionale in due parchi naturali provinciali e un parco regionale, con autonome strutture di gestione, separati Piani e regolamenti, normative distinte e con un Comitato di coordinamento dalla natura ibrida e politica privo di competenze qualificate (tecnico-scientifiche) – prevista dallo Schema di Norma di attuazione predisposto dalla Commissione paritetica (detta dei Dodici) – rischia di rendere impossibile svolgere con autorevolezza e forza i compiti di “coordinamento e di indirizzo” previsti dall'articolo 3, comma 4 della stessa Norma.


Lo stesso Ufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con il suo parere del 28 luglio 2014, ha ribadito le criticità della Norma, confermando il parere negativo in merito allo schema in esame già espresso il 26 giugno 2014.


Un Piano parco e relativo regolamento “approvati dalle Province, per la parte di rispettiva competenza territoriale” (articolo 3, comma 3), è inaccettabile e non coerente con l'indirizzo comunitario promosso dalla  cnvenzione delle Alpi e in contraddizione con un'altra affermazione contenuta nello stesso comma, dove si parla di “armonia (...) con la disciplina dell'Unione europea relativa alla Rete ecologica Natura 2000”.

 

Limiti assai gravi risultano inoltre la mancanza di una “Direzione scientifica unitaria e autorevole” – richiesta anche dalla Cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai della Provincia autonoma di Trento il 10 febbraio 2011 - ; di un Presidente/ legale rappresentante del Parco; l'assenza di riferimenti alla costruzione di una “rete di riserve” di valenza internazionale con le aree protette confinanti, passaggio questo che contrasta con le linee politiche assunte in questi ultimi anni dall’Unione Europea che invitano all'istituzione di corridoi ecologici anche di profilo transnazionale e la conferma della “deresponsabilizzazione”, anche finanziaria, della Regione Lombardia nella futura gestione dell’area protetta (compito assunto in modo sostanziale dalle due Province autonome).


Di seguito ricordiamo l’elenco delle criticità riscontrate e le proposte di modifica avanzate dalle nostre associazioni nel corso delle numerose conferenze stampa sul tema, non ultima quella nazionale del 9 dicembre 2014 tenutasi a Trento.


CRITICITÀ DELLO SCHEMA DI NORMA DI ATTUAZIONE

    • Assenza di preventivo confronto con tutti gli interlocutori interessati: Ente Parco, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Province autonome di Trento e di Bolzano, Regione Lombardia, Comuni del Parco, Comunità montane/di valle, Istituzioni scientifiche, CAI, SAT, Associazioni di protezione ambientale, Federparchi, cittadini.
    • Soppressione dell'attuale Consorzio senza una chiara definizione del/i nuovo/i ente/i gestore/i in armonia con l’attuale legislazione nazionale (L. 394/1991). 
    • Non risulta chiara la definizione dei futuri organi di gestione e di controllo: composizione, nomina, funzioni, ecc...
    • Non è indicata la previsione di un Presidente - legale rappresentante dell'Ente Parco – e di una Direzione scientifica autorevole e unitaria. 
    • Si registra l'assenza di criteri di competenza e professionalità per la designazione dei membri del Comitato di coordinamento.
    • Il Comitato di coordinamento così come configurato dalla Norma non appare capace e autorevole per una pianificazione strategica e per la gestione delle attività funzionali connesse alla conservazione della natura, del paesaggio e della biodiversità, funzione primaria di un'area protetta di valenza nazionale.
    • In merito al Piano di parco vi è assenza di ogni indicazione in merito al processo di revisione/predisposizione, approvazione/tempistica.
    • Sulle fonti finanziarie non c'è chiarezza in merito ai costi di gestione e riguardo alle fonti di finanziamento del Parco, salvo quanto indicato dal comma 515 della Legge di Stabilità 2014. Non appare giustificata la proposta di imputare alle sole Province autonome di Bolzano e di Trento i costi totali o parziali di funzionamento e gestione del Parco nazionale.
    • E' evidente il ruolo non chiaro, certamente inadeguato dello Stato nella partita finanziaria, ma anche nell’esercizio di funzioni di indirizzo, controllo e vigilanza sul territorio.
    • I requisiti di “parco nazionale” così come stabiliti dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) non sono richiamati nella bozza di Norma.
    • Non si citano riferimenti alla possibilità di costruire una “rete di riserve” con i Parchi confinanti (italiani, austriaci e svizzeri) per garantire una 'prospettiva europea' a questa straordinaria area protetta delle Alpi centrali, nel rispetto delle indicazioni del protocollo sulla conservazione del paesaggio e le aree protette della Convenzione delle Alpi.

 

LE PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI

    • Vanno garantiti al Parco i requisiti per mantenere il profilo nazionale (Legge 394/1991) e internazionale (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e Convenzione delle Alpi).
    • E' necessario chiarire nella Norma di attuazione la natura giuridica, istituzionale e funzionale del nuovo ente gestore.
    • Si dovrebbe attribuire al Comitato di coordinamento il ruolo di comitato tecnico, scientifico e di indirizzo.
    • I membri del Comitato di coordinamento vanno scelti tra “esperti in materia naturalistico-ambientale”, in coerenza con la legge quadro sulle aree protette.
    • Andrebbe stabilita un'incompatibilità al ruolo di componente del Comitato di coordinamento per amministratori (consiglieri, assessori e sindaci) in carica nei Comuni del Parco.
    • Va attribuita al Comitato di coordinamento la prerogativa di esprimere pareri vincolanti in merito alle proposte di eventuale modifica dell’estensione del Parco in tutti e tre i territori (lombardo, trentino e sudtirolese).
    • Va garantita al Parco una “Direzione scientifica unitaria e autorevole”, così come proposto dalla Cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai della Provincia autonoma di Trento in data 10 febbraio 2011.
    • Vanno garantite la partecipazione, il coinvolgimento e l'informazione delle popolazioni locali e della società civile, istituendo un Tavolo di confronto e consultazione permanente o un “forum partecipativo”.
    • Va avviato processo di elaborazione del Piano di gestione unitario, indicandone il crono-programma e adeguandone le normative e gli atti di indirizzo alla Legge quadro sulle aree protette (394/1991) e alla normativa comunitaria in termini di conservazione, gestione del paesaggio e tutela della biodiversità.
    • Va indicato un percorso istituzionale per valutare la possibilità di inserire il Parco Nazionale dello Stelvio in una “rete di riserve” di valenza internazionale.

 


Sicuri del Suo interessamento, rimaniamo in attesa di un cortese riscontro.

I presidenti delle associazioni

CAI, CIPRA Italia, ENPA, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, PAN – EPPAA, Federazione ProNatura, TCI, WWF Italia- SAT (Società degli Alpinisti Tridentini)

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