COMUNICATO STAMPA

loghi2Trento 27 giugno 2015 

Comunicato congiunto associazioni animaliste e ambientaliste trentine per la salvezza degli orsi

 

COMITATO PER L'ORSO TRENTINO ALTO ADIGE/SÜDTIROL, ENPA, FLAMA D’ANAUNIA, GUARDIE PER L’AMBIENTE, LAC, LAV, LIPU, OIPA, PAN-EPPAA

Le associazioni in elenco hanno accolto con piacere la buona notizia delle dimissioni dall’ospedale di Vladimir Molinari a 10 giorni dal suo incontro con un orso e augurano pronta e completa guarigione.

Nel clima di profonda ostilità creatosi nei giorni successivi, quasi da linciaggio nel Far-West, ci sembra importante poter riflettere sul tema della serena convivenza uomo-orso partendo dal presupposto che nei boschi trentini l’orso non uccide, non ha mai ucciso, mentre lo fanno gli incidenti di caccia, per il contrasto dei quali, inspiegabilmente, non è mai stata predisposta alcuna campagna mediatico-politica di portata comparabile a quelle avviate contro gli orsi definiti, frettolosamente, “pericolosi”. Gli animali selvatici, orso, lupo e lince per primi, sono presenze che vanno rispettate, conosciute e riconosciute quali fondamentali indicatori di salubrità ambientale.

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E’ considerazione comune che anche tutti noi, residenti e turisti, siamo a rischio perché non è stata realizzata una campagna formativa ed informativa, tra l’altro auspicata fin dalle prime pagine del PACOBACE, necessaria per prevenire i conflitti fra umani e orsi. In questo senso le responsabilità delle amministrazioni che si sono succedute alla guida della Provincia, sono gravi ed evidenti. Da quando è stato avviato il primo progetto di reinserimento degli orsi nel territorio provinciale, non è mai stata programmata, né tantomeno avviata, una efficiente campagna informativa. Nemmeno la giunta attualmente in carica, nonostante le numerose sollecitazioni provenienti dalla società civile, è stata fino ad oggi in grado di impegnarsi in questo senso.  Avrebbe potuto, e dovuto, iniziare una procedura di corretta informazione della cittadinanza, invece il tutto si è tradotto nel solo timido annuncio, nella conferenza stampa del 5 giugno 2015, della predisposizione di qualche cartello e distribuzione di fogli illustrativi con istruzioni di buone norme comportamentali.

Tale grave e reiterata assenza delle istituzioni, spiega perché, a venti anni dall’inizio del progetto di ripopolamento, non solo ci si deve confrontare con una popolazione umana residente disorientata dalla presenza del plantigrado, ma, inoltre, il Trentino non ha saputo esprimere una serie di professionalità connesse alla protezione dell’ambiente e degli animali selvatici. E così, invece di aver visto crescere una generazione di esperti zoologi, biologi, etologi, veterinari, tecnici forestali di alta e qualificata formazione, cui si sarebbero, volentieri, affiancati studiosi e scienziati di livello nazionale e internazionale, che avrebbero trovato sul nostro piccolo territorio una enorme ricchezza culturale teorico/pratica, oltre ad un magnifico ambiente integro, ci troviamo ad affrontare le criticità con telefonate spesso dirette verso paesi che non sono noti per la loro sensibilità e i cui metodi, definiti pragmatici, sono in realtà sbrigativi e cruenti. L’assenza di un apposito “Centro di Referenza Trentino” catalizzatore di valide collaborazioni nazionali ed internazionali e puntualmente tarato sulle specificità degli orsi presenti sul nostro territorio è uno dei fallimenti che sentiamo di rimarcare.

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E’ del tutto inaccettabile che, pur in piena vigenza del PACOBACE, l’amministrazione proceda a colpi di ordinanze contingibili e urgenti allo scopo di aggirarne le previste procedure puntando unicamente ad azioni unilaterali di cattura e/o soppressione dell’orso “cattivo” e, inoltre, richiedere ulteriori, quanto inutili, livelli legislativi per garantire una maggiore rapidità decisionale. Perché non si pensa piuttosto a realizzare le fasi precedenti del PACOBACE? Quelle che parlano di corretta gestione, di persone comuni informate a comportarsi in modo adeguato in un territorio vivo e abitato da animali e non in un diorama da museo di scienze naturali popolato di animali impagliati con gli occhi di vetro. E, perché no, quelle che parlano di interventi di dissuasione quando un orso meno elusivo inizia a frequentare troppo assiduamente le periferie dei centri abitati, dove, oltretutto, non vengono utilizzati nemmeno i contenitori dell’organico anti-orso. Dove sono i bidoni anti orso? Forse solo all’interno del Parco Adamello Brenta? Non pensiamo di estenderne l’uso anche in via Belenzani o in piazza Dante, ma, forse, sarebbe il caso di diffonderne l’uso anche in alcune altre zone del Trentino. In questa Provincia abbiamo la buona pratica di differenziare i rifiuti e mettiamo i cestini con l’umido, fuori dalla porta di casa, la sera, ma questo, in caso si viva in zone frequentate da orsi, significa invitarli a cena.

“Orso attacca senza essere provocato” è il livello più alto di pericolosità, da allarme rosso, ma sono state fatte approfondite indagini? Sappiamo se questa femmina sia in cattive condizioni di salute (come lasciano supporre i frequenti incidenti con auto che ha subito in passato)? Sappiamo se abbia dei cuccioli e l’arrivo dell’escursionista con il cane possa aver scatenato il suo innato istinto di protezione della prole? In realtà si è espressa la condanna prima di avere ben chiaro il quadro probatorio, reiterazione di decisioni inadeguate già espresse nel caso dell’orsa Daniza.

All’indomani degli scontri con gli orsi alcuni abitanti delle località interessate hanno riferito che erano consapevoli della presenza di orsi in zona, e ne trovavano tracce. Perché i residenti non sono stati informati su come comportarsi per evitare di attrarre gli orsi, su come evitare di incontrare gli orsi, su come comportarsi correttamente nel caso, malgrado gli accorgimenti messi in atto, si incontrasse un orso? Il PACOBACE prevede diversi gradi di interventi, la rimozione/uccisione è solo l’ultimo livello: i primi livelli sono stati considerati? Sono state realizzate le fasi di dissuasione in varie modalità?

A suo tempo, un’indagine statistica in Trentino, segnalava un alto grado di accettazione sociale degli orsi; questo patrimonio di preziosa tolleranza sarebbe certamente cresciuto nel caso si fossero avviati programmi di prevenzione e risarcimento dei danni e di acculturazione della popolazione sulle buone pratiche di serena, consapevole e civile convivenza con gli animali selvatici. Queste fasi non realizzate, MAI, hanno eroso negli anni l’accettazione sociale del progetto. La responsabilità è nel progetto o in chi ha “dimenticato” di realizzarne TUTTE le fasi?

Ribadiamo, infine, che regole certe per i cittadini sono indispensabili, non possiamo più aspettare, come del resto non possiamo ancora affidarci a informazioni adatte per gli orsi del Canada, dell’Alaska, o della Russia. Pretendiamo regole certe e che vengano fatte rispettare. La prima regola è “NON DISTURBARE GLI ANIMALI SELVATICI, SPECIE IN PERIODI RIPRODUTTIVI”. Lasciamo alla nostra splendida fauna e natura selvaggia lo SPAZIOe il MODO di sopravvivere.

In svariate occasioni abbiamo proposto all’amministrazione Provinciale, partecipando a numerosi incontri, e con espressioni pubbliche, la volontà di essere coinvolti nell’esprimere le nostre posizioni, consigli, suggerimenti, aiuti, in un apposito e ricorrente tavolo d’incontro con le associazioni animaliste e ambientaliste. Evento, purtroppo, quasi mai realizzato.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

I referenti per il Trentino di

Comitato per l'orso Trentino AltoAdige/Südtirol - Francesco Mongioì
ENPA- Cav. Uff. Antonio Russi
Flama d'Anaunia- Dott.ssa Ivana Sandri
Guardie per l'Ambiente Trentino AltoAdige- Antonella Ebli
LAC Trentino Alto Adige/Südtirol- Dott.ssa Caterina Rosa Marino
LAV Trentino- Simone Stefani
LIPU- Sergio Merz
OIPA Trento- Ornella Dorigatti
PAN-EPPAA- Mauro Nones

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